Prima di andarci la per me era il sapore delicato e dolce dei gamberi blu. Nient’altro. Non sapevo neppure dove fosse. In volo, ore e ore sospeso sul mare in mezzo al nulla, immaginavo catene di atolli e spiagge esotiche. Invece, al ritorno, è la terra quella che mi è rimasta nel cuore. Le piantagioni di vaniglia, un’orchidea fragile e difficile da coltivare, le fattorie dove si allevano cervi e selvaggina allo stato brado, la passione della gente per il rodeo, proprio come in Australia o negli Stati Uniti. E poi il sorriso dei contadini, la loro accoglienza semplice, il rispetto profondo per una terra dove la natura fa ancora tutto da sola. È un posto remoto, davvero lontano dal resto del mondo. L’isola ad esempio. È un grande atollo dove la fanno da padrone le Araucarie Columnaris, giganteschi pini che lambiscono il mare, e dove la vegetazione è spontanea. Adesso per me la Nuova Caledonia è un piatto semplice, dal gusto leggermente esotico: filetto di pesce al vapore con il cardamomo servito con purea di patate dolci e banana fritta».